| BASILEA
2 |
"Basilea
2" è il nuovo accordo internazionale sui requisiti
patrimoniali delle banche. In base ad esso le banche dei paesi
aderenti dovranno accantonare quote di capitale proporzionali
al rischio derivante dai vari rapporti di credito assunti, valutato
attraverso lo strumento del rating.
Con il termine Nuovo Accordo di Basilea o Basilea 2 viene indicata
l’ultima proposta formulata dal Comitato di Basilea al fine
di introdurre una moderna normativa concernente l’adeguatezza
patrimoniale delle imprese bancarie e creditizie.
Il Comitato di Basilea è un organismo creato nel 1974 dai
Governatori delle Banche Centrali appartenenti al Gruppo dei 10,
operante in seno alla Banca dei Regolamenti Internazionali con
sede, appunto, a Basilea. Il Comitato non legifera, formula linee
guida, ma le sue proposte sono accettate come normativa vincolante
in oltre 100 paesi. La sua attività ha come scopo di rendere
sempre più efficace la regolamentazione di vigilanza bancaria
ed estenderla a tutte le istituzioni bancarie del maggior numero
possibile di paesi.
La proposta contenuta nel Nuovo Accordo di Basilea riveste particolare
interesse in quanto le nuove regole in materia di calcolo dei
requisiti minimi di capitale introducono correlazioni al rischio
di credito e modalità di calcolo dello stesso che avranno
notevoli implicazioni per le imprese, soprattutto le piccole.
Il documento rilasciato a gennaio 2001 proponeva, dopo un periodo
di consultazione terminato a maggio, di rendere definitiva la
proposta a fine 2001 per una sua completa implementazione attesa
nel 2004, ma le prese di posizione da parte di numerose associazioni
di categoria e grandi banche hanno convinto il comitato a una
proroga e al rilascio di un nuovo documento, atteso per quest’anno
e la cui attuazione è quindi prevista per il 2007.
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| RATING |
Le informazioni
rilevanti ai fini della valutazione del rischio di credito
devono essere organizzate dalle banche in termini di giudizi
omogenei e confrontabili, ossia in termini di rating esterno,
di rating interno piuttosto che di punteggi di scoring.
I punteggi di rating esterno offrono un giudizio ordinale
sul merito creditizio del singolo cliente mettendone in
luce, secondo una scala predefinita, il grado di rischiosità
per la banca (Probabilità of Default), relativamente
ad un arco temporale di riferimento. Tali punteggi sono
costruiti su una base informativa molto ampia che tiene
conto delle informazioni recuperabili in modo oggettivo
e trasversale sull’intero portafoglio crediti. La
valenza esterna è quindi legata non tanto alla loro
caratteristica distintiva di formulazione, ossia di indipendenza
rispetto ad un giudizio mediato ed espresso da un valutatore.
I punteggi di rating interno offrono anch’essi un
giudizio ordinale sul merito creditizio del singolo cliente.
Tuttavia essi scaturiscono dall’integrazione dei punteggi
di rating esterno con il giudizio del valutatore della banca,
che trae le informazioni dal fatto di essere a diretto contatto
con l’impresa.
Affinché il rating interno sia efficace è
necessario definire proceduralmente quali e quante informazioni
reperibili dal valutatore debbano essere utilizzate per
arrivare alla formulazione del punteggio nonché i
loro pesi. In questo ambito assume importanza ad esempio
la valutazione delle garanzie e il loro valore atteso di
recupero piuttosto che i dati mandamentali.
I punteggi di scoring offrono un giudizio sullo stato di
salute “buono o cattivo” del cliente secondo
un procedimento a base esclusivamente statistica che tiene
conto dell’informativa andamentale e di una parte
di quella fondamentale. I punteggi di scoring assumono rilievo
ed efficacia soprattutto per la clientela di ridotte dimensioni,
il cui comportamento può essere interpretato alla
luce di poche variabili. |
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| SISTEMA
DI RATING |
Basilea2 |
Con
“sistema di rating” intende l’insieme
di metodi, procedimenti, controlli, meccanismi di
raccolta dati e sistemi informativi che fungono da
supporto alla valutazione del rischio di credito,
all’attribuzione delle esposizioni a gradi o
aggregati (rating) e alla stima quantitativa degli
inadempimenti e delle perdite per un dato tipo di
esposizione. Insieme degli elementi che giocano un
ruolo nel processo di assegnazione del rating (compreso
i concetti di perdita, le relative misure, le responsabilità
degli operatori, le funzioni di uso dei rating prodotti |
I
criteri e i processi |
I
criteri e i processi di assegnazione del rating devono
essere riveduti periodicamente per accertare se continuano
ad essere appropriati per il portafoglio corrente
e le condizioni esterne. |
In
generale nella descrizione di un sistema di rating
potenzialmente idoneo, si devono individuare due variabili
separate e distinte in una rappresentazione bidimensionale
le cui dimensioni sono :
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(x) |
il rischio
di inadempienza del debitore; |
(y) |
le caratteristiche
specifiche dell’operazione (garanzie, il grado
di prelazione, la tipologia di prodotto, ecc.). |
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| RATING
E BANCHE |
L’impiego
del rating sotto il profilo operativo, comporterà
per le banche una riorganizzazione dei processi creditizi
secondo una logica complessiva di valorizzazione delle
relazioni di clientela.
Le banche stanno compiendo uno sforzo progettuale
per posizionare le informazioni appropriate al processo
creditizio ritenuto più efficace per il gruppo di
clientela da valutare.
Ciò significa mettere a fuoco un concetto di segmentazione
della clientela e di differenziazione dei processi
di valutazione rispetto alla tipologia di cliente.
Le banche tendenzialmente identificano tre segmenti
rilavanti di clientela: - clientela orientata alle
relazioni (clientela corporate), ovvero la clientela
con cui instaurare una relazione di medio periodo;
- clientela orientata alle transazioni (clientela
retail), ovvero la parte di clientela che non rientra,
per scelta della banca o per scelta della clientela
stessa, fra i destinatari di politiche di relazioni
privilegiate.
Questa parte di clientela. Che numericamente costituisce
la parte più rilevante, è contraddistinta soprattutto
da aziende di piccole e medie dimensioni;
- clientela di dimensioni marginali (clientela small
business), vale a dire i soggetti per i quali l’impegno
finanziario della banca è limitato e di cui sono scarse
le informazioni sulla struttura economica e finanziaria.
In corrispondenza a questi tre segmenti è possibile
identificare un utilizzo differenziato delle informazioni
ed un’organizzazione differente dei processi di valutazione.
La clientela corporate deve essere sottoposta ad un
giudizio di rating esterno che ne valuti costantemente
la qualità creditizia (consentendo quindi un monitoraggio
anche a livello di portafoglio complessivo della banca)
integrato e completato dalle valutazioni dell’analista
attraverso il rating interno, che diviene l’output
vincolante delle decisioni in materia creditizia.
La clientela retail deve essere valutata attraverso
un processo efficiente che consenta alla banca di
assumere le scelte migliori riducendo l’impiego di
risorse umane e di tempo. Anche in questo caso lo
strumento è rappresentato dal giudizio di rating esterno
integrato con i giudizi e le valutazioni dell’analista
e con le caratteristiche delle garanzie per giungere
alla formulazione del rating interno.
La differenza rispetto alla clientela corporate non
è dunque nella tipologia formale di giudizio, ma piuttosto
nel tipo di canale utilizzato (la filiale), nei ruoli
organizzativi coinvolti (il direttore di filiale e
non il client manager) e nella caratteristica dei
prodotti commercializzati (in prevalenza creditizi).
La clientela small business deve essere valutata massiminizzando
l’efficienza del processo di affidamento, tenuto conto
della carenza di informazioni e della difficoltà ad
effettuare un’analisi di fido completa.
In questo caso è necessario ricorrere ad un punteggio
automatico di scoring che rappresenti un’indicazione
vincolante per il decisore. |
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| RATING
E IMPRESE |
La
logica del rating introdotta da Basilea2 condizionerà
il costo dei finanziamenti bancari e la disponibilità
delle risorse finanziarie per l’impresa. La domanda
che a questo punto ci facciamo è che cosa rappresenti
il rating per l’iimpresa?
Da un punto di vista meramente gestionale la risposta
a tale domanda si esplica in:
|
(1) |
Attività di pianificazione
e programmazione |
(2) |
Gestione equilibri economico finanziario
e patrimoniale |
(3) |
Attenta gestione degli affidamenti |
| Il
flusso informativo deve prevedere:
|
(1) |
Riqualificazione dell’informativa
di bilancio |
(2) |
Ampliamento informazioni extracontabili |
(3) |
Ampliamento ai documenti previsionali |
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| IMPATTO
SUL CREDITO ALLE PMI |
Con
Basilea2 il prezzo del prestito risentirà del
rischio del finanziamento concesso, il che fa pensare
ad un probabile effetto restrittivo, in quanto: i
tassi applicati ai prenditori di fondi saliranno per
i prenditori di qualità inferiore.
I punti di debolezza individuabili in una PMI :
|
| Il
profilo aziendale |
I
punti di debolezza |
| Caratteristiche
manageriali |
totale sovrapposizione fra le vicende
della famiglia e quelle dell’impresa (family
risk); |
|
limitata capacità di governo
delle variabili economiche complesse. |
| Caratteristiche
finanziarie |
mancanza
della pianificazione finanziaria |
|
esposizione al rischio finanziario
e di “fuga dei finanziatori” in presenza
di risultati reddituali non positivi |
| effetto
negativo della leva finanziaria |
|
incapacità/impossibilità
di diversificazione delle fonti di finanziamento |
| forte
peso dell’indebitamento bancario a breve |
| elevati
rapporti di indebitamento |
Basilea
II rappresenta una linea di demarcazione per la gestione
dell’impresa che come parte integrante del processo
di rating, deve imparare a segnalare e comunicare
correttamente la propria idea imprenditoriale e la
propria capacità di generare business nel medio
termine.
Al fine di raggiungere un giudizio di rating migliore,
le piccole e medie imprese devono mettere in atto
politiche idonee e consone alle proprie aspettative
ed esigenze. |
| Obiettivo da raggiungere |
Azioni/Attività |
| Sviluppo di un nuovo
modello di relazione/comunicazione con la banca |
| • |
realizzazione di un track record
di bilancio; |
• |
intervento sulla trasparenza fiscale; |
• |
comunicazione di informazioni extracontabili/aspetti
qualitativi dell’impresa; |
• |
costruzione di una politica della comunicazione; |
• |
sfruttamento dell’effetto disciplina
del rating come stimolo alla crescita gestionale; |
• |
riduzione della frammentazione dei rapporti; |
• |
ricerca della vicinanza, culturale o territoriale. |
|
| Ridefinizione delle leve
strategiche/gestionali capaci di incidere sul merito
creditizio |
• |
azioni sulla strategia; |
• |
azioni sull’equilibrio economico e finanziario; |
• |
azioni sulla gestione andamentale. |
|
| Reimpostazione della
politica delle garanzie (la scelta della garanzia fornita
non potrà essere più casuale) |
• |
riallocazione del “portafoglio
garanzie” a vantaggio della componente reale; |
• |
monitoraggio nel corso del tempo del valore
delle garanzie prestate; |
• |
arbitraggio fra banche per l’individuazione
della LGD più favorevole; |
• |
ricerca di controparti qualificate dotate di
rating elevato per supportare il merito creditizio. |
|
Stanti le peculiarità del tessuto imprenditoriale
italiano è possibile affermare che Basilea2 esplica
indirettamente i suoi effetti anche sul mondo delle
PMI ma tali effetti non sono determinabili in maniera
univoca poiché dipendono dall’approccio
scelto e utilizzato dalla banca per accantonare patrimonio
a fronte del rischio di credito. L’impresa deve
valutare l’opportunità di arbitraggi fra
banche che utilizzano approcci diversi. |
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